Secondo la tradizione il nome Frassinoro deriva da un'immagine della Vergine che viene di solito rappresentata appesa ad un frassino mentre irradia, con i suoi raggi d'oro, i valichi dell'Appennino.
E lì dove sorgeva il frassino, nell'VIII secolo, viene costruita una cappella con un piccolo ospizio annesso per il ristoro dei viandanti: il ritrovamento di alcuni frammenti sembrano confermare l'età alto-medievale. La cappella sorgeva lungo l'antica via Bibulca che attraversava il Passo di San Pellegrino per poi arrivare a Lucca, meta di pellegrinaggi per l'adorazione del "Volto Santo".
L'Abbazia di Frassinoro fu fondata nell'anno 1071 da Beatrice di Lorena e dalla figlia Matilde di Canossa. Nacque come monastero benedettino e fu dotato di vasti possedimenti territoriali e di cospicui beni.
L'antica chiesa abbaziale era straordinariamente ricca di arredi e preziose sculture marmoree. In ciò si distingueva dalle altre chiese della montagna modenese, le cui parti strutturali e decorative erano fatte per lo più di pietra arenaria.
I pregiati marmi di Frassinoro provenivano in gran parte dalle cave di Carrara, ma molti erano i pezzi di reimpiego, appartenuti un tempo alla Modena romana e all'antica città toscana di Luni.
I documenti ci spiegano che nell'agosto 1071 Beatrice di Lorena e la figlia Matilde di Canossa fondano proprio a Frassinoro un monastero benedettino dedicato a Santa Maria e a Tutti i Santi. In seguito nel 1072 Beatrice dona al convento le reliquie di San Claudio martire e quindi la chiesa viene intitolata a Santa Maria e San Claudio.
Ai monaci erano concessi diversi privilegi: godevano di poteri temporali ed erano liberi da ogni giurisdizione civile e religiosa. Ciò rientrava nella politica della Riforma gregoriana della Chiesa, sostenuta dai Canossa, che intendevano così far concentrare i frati sulla vita monastica prendendo a modello i principi e lo stile di vita del monastero benedettino di Cluny.
A quell'epoca l'abbazia godeva sia di prestigio e di floridezza grazie ai pellegrinaggi, sia di autonomia religiosa e politica.
I monaci, per prevenire spoliazioni, circondarono l'abbazia con torri, rocche e castelli; ma ciò non fu sufficiente durante l'attacco del 1173, quando l'abbazia venne conquistata. Dopo la guerra del 1210 il monastero viene abbandonato, perde la sua autonomia e infine dal 1261 l'abate rinuncia ad ogni potere temporale.
Nel 1585 l'abbazia viene soppressa dal papa Sisto V, che assegna i beni e le rendite al Collegio dei Maroniti di Roma, e solamente grazie al duca Francesco III, nel 1771, l'abbazia viene assegnata alla Congregazione di Carità di Modena.
Nel XV secolo una frana distrusse l'antica abbazia: restano solo pochi pezzi che vengono riutilizzati nella costruzione dell'attuale chiesa, del campanile e dell'adiacente canonica.
Colonne e capitelli, scolpiti con vigorosa fantasia ornativa, sono inseriti nelle cappelle, usati come acquasantiere o piedistalli di statue, oppure sovrapposti per formare l'insolita fonte battesimale all'interno della chiesa. Altri si possono vedere sul sagrato o nelle bifore del campanile e della canonica. Alcuni pezzi erratici sono conservati nel museo-deposito annesso al campanile.
Vari frammenti (due dei quali sono murati sotto e accanto alla bifora della canonica) presentano rilievi ad intreccio e di gusto lineare ed astratto. Secondo alcuni studiosi risalgono ad epoca altomedioevale e provengono dall'antica cappella che sorgeva nel luogo dove fu poi eretta l'abbazia.
Le sculture dei capitelli in stile classico con rilievi vegetali e la vivacità delle espressioni delle figure animali fanno pensare a rapporti diretti con l'arte toscana (come, ad esempio, il cantiere del Duomo di Pisa) o con la scultura lombarda.
Degno di attenzione è un rilievo scolpito su una lastra triangolare, probabilmente dell'XI secolo, che raffigura un personaggio al centro di due griffoni. Forse è una rappresentazione della vittoria di Cristo sul peccato (raffigurato dai griffoni) o una rappresentazione del "Volto Santo" di Lucca.
Tra i suppellettili particolare è una colombina eucaristica (dell'XI - fine XII secolo, forse di maestranze di Limoges), in rame probabilmente all'origine dorato, rifinita a cesello con il corpo decorato con gemme e smalti. La colombina, nel Medioevo, era posata su un piatto e veniva sospesa con delle catenelle sull'altare. Il piatto e gli altri suppellettili dell' abbazia di Frassinoro oggi sono conservati nel Museo Civico di Modena.
Riferimenti bibliografici:
Montefiorino e le terre della Badia di Frassinoro - Bucciardi
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