|
Un'ipotesi
sull'origine del Santuario
Nacque
forse così la B.V. della Neve?
Non
si conoscono documenti che offrano indicazioni precise sull'origine
della devozione alla Beata Vergine della Neve, detta
di Pietravolta.Si sa invece con certezza, che già nel
1500 esisteva una cappelletta dedicata alla Madonna con quel
titolo e che nel 1600 era "vecchia e cadente", come
risulta da una ricostruzione del tempietto fatta dalla "Comunità
di Fontanaluccia" nel 1643 con "finestre e porte
ben solide e munita di catenacci robusti".
L'ubicazione della cappella sul ciglio dell'antica strada
" Imperiale" o "Bibulca", ricordata più
volte da diplomi imperiali del 900 e del 1000; il fatto che
la strada attraversasse la "Selva Romanesca" nominata
da Tito Livio; l'essere questa strada il naturale collegamento
tra la Lucchesia e il Reggiano (dote della contessa Beatrice
prima, di Matilde di Canossa poi); la costruzione della celebre
abbazia di Frassinoro che dal 1071 al 1500 fu una reale potenza
religiosa e civile; tutto questo fa pensare ad un'origine
della devozione alla Madonna di Pietravolta molto remota ed
avvalora un'ipotesi che se non è suffragata da documenti
precisi, potrebbe però non essere lontana dal vero.
Intorno ai secoli dodicesimo e tredicesimo la Badia di Frassinoro
ebbe numerosi contatti con alcune abbazie di Francia che facevano
capo alla più famosa abbazia di Cluny da cui per qualche
tempo fu dipendente. Nei vari pellegrinaggi, visite e scambi
tra le due abbazie, pare che un monaco insieme ad altri nella
andata a Frassinoro, o nel ritorno,venisse sorpreso da una
paurosa tormenta di neve che,nella sella scoperta dal bosco,
a 1160 metri fra le due Valli del Dolo e del Dragone (dove
ora sorge il Santuario) si era fatta più insidiosa
tanto da mettere in pericolo la vita dei viaggiatori. I monaci
non trovarono di meglio che invocare la Madonna venerata nella
loro abbazia come "la pierre qui vire". riuscirono
a raggiungere qualche casolare e uscire dalla pericolosa tormenta.
Grati per questi isperato aiuto, i monaci raccontarono l'avvenimento
e decisero (allora o in altra occasione)di collocare un'immagine
della Beata Vergine della "pierre qui vire", parole
francesi che tradotte, per noi diventano della "pietra
che volta", cioè pietravolta.Come s'è detto,
è un ipotesi con qualche appiglio soltanto.La piccola
"maestà" con l'immagine della Vergine di
Pietravolta fu presto circondata di venerazione e non molto
dopo si trasformò in cappella, visitata ed onorata
dai pellegrini.
Non fa meraviglia che diventasse presto un luogo di sosta
e di rifugio come lo erano sulla medesima strada "Bibulca"
luoghi come quello di San Geminiano e quello ancor più
famoso di San Pellegrino in Alpe. Se quanto fin qui scritto
non si appoggia su documenti, le notizie storiche ci sono,
le riportiamo traendole da pubblicazioni e registri vari.
RICOSTRUZIONE
DELL'ANTICA CELLA E DELLA CASA DELLA PREGHIERA "MADONNA
DI PIETRAVOLTA"
Affiancata
alla vecchia chiesina fin dagli inizi del ?700 è sempre
esistita la "Cella" del Frate del Santuario o del
Romito come usavasi chiamare dalla popolazione. Era una modesta
casetta a due piani e 4 o 5 vani per abitazione del custode
o dei vari Romiti che si sono susseguiti fino al 1914 - 1915.
La modestia e angustia della casa aveva indotto il frate Bertagnini
attorno al 1860 a costruire un certo numero di cellette affiancate
alla chiesa come è detto sopra.
Nel progetto di ricostruzione e ampliamento del Santuario
nel 1947 - 1948 si tenne conto anche di detta abitazione.
Nacque così l'idea di affiancare al Santuario una casa
moderna di ospitalità. L'idea fu caldeggiata dall'allora
On. Giuseppe Dossetti il quale con amici si adoperò
per procurare dei fondi allo scopo. Demolita la vecchia cella
sorse così la bella ed ampia costruzione attuale che
può ospitare comodamente una cinquantina di persone
anche per vari giorni.Quando si compì nel 1951 la costruzione
del rustico ci fu il problema dell'arredamento intervenna
allora il Parroco di Fontanaluccia responsabile del Santuario
e un gruppo di amici modenesi che facevano capo all'onorevole
Gorrieri una convenzione per la quale una organizzazione di
Modena i (Sindacati liberi) avrebbe avuto in uso per tre o
quattro mesi all'anno la detta casa di Ospitalità per
un congruo numero di anni; quale compenso avrebbe donato alla
casa tutta la suppellettile occorrente al buon funzionamento
della medesima.
Nacque così la "pensione della Madonna" che
ospito per ben 13 anni, dal 1951 al 1964 numerosi operai e
impiegati che, soli o con la famiglia passavano un periodo
di ferie a modico prezzo.
Fu un periodo di floridezza economica per la borgata della
Madonna per la grande frequenza di villegianti: chi non poteva
alloggiare alla pensione trovava il modo di accamparsi presso
le famiglie della borgata usando la pensione come ristorante.
Parecchie famiglie furono così compensate delle prestazioni
che avevao fatto per l'abbellimento del Santuario.
Nel periodo non usato da quella organizzazione la casa serviva
per incontri e ritiri Spirituali di Sacerdoti e laici delle
Parrocchie limitrofe.
Ultimato il contratto la casa venne sempre più assumendo
la caratteristica di Casa degli Esercizi, fino a diventare
nel 1968 "Casa della Preghiera" per le Carmelitane
Minori della Carità (le Suore nate a Fontanaluccia
e che servono i poveri nelle Case della Carità), divenne
così il Centro permanente di preghiera aperto non solo
alle Carmelitane che a turno passano una o due settimane l'anno
in silenzio e adorazione ma a quanti desiderino un po' di
quiete per lo spirito.Da qualche anno si succedono nella casa
varie comunità religiose e numerosi laici che o a gruppi
o alla spicciolata mantengono un clima permanente di silenzio
e di preghiera così da far conoscere a tutta la Diocesi
e anche fuori la "Casa della Preghiera Madonna di Pietravolta".
Mons. Baroni Vescovo di Reggio ha avuto la bontà di
additare alla Diocesi centro di preghiera in un recente suo
documento.
|