Frassinoro (mt 1131) - S. Pellegrino in Alpe (mt
1529) 17 Km
Tempo di percorrenza: 5 h
Frassinoro - Pietravolta: 1h 45 mn
Pietravolta - S. Geminiano: 1h 35 mn
S. Geminiano - S. Pellegrino in Alpe: 1h 40 mn
La storia della Via Bibulca è legata alle
innumerevoli vicende che, dallantichità,
interessarono la media valle del Secchia - il territorio,
cioè, che costituisce il sistema vallivo e
fluviale Secchia-Dolo-Dragone. La zona fu area privilegiata
di insediamento a partire dal 2000 a.C., periodo nel
quale i bacini superiori dei fiumi Secchia e Scoltenna
erano abitati dai Friniati, una tribù facente
parte della popolazione dei Liguri. Questi, ribelli
e bellicosi, assieme a gruppi di Celti giunti da nord
nel IV secolo, impegnarono Roma in una guerra durata
ventanni, prima di essere sconfitti nel 175
a.C., come racconta Tito Livio. Durante la guerra
i Romani realizzarono unimportante rete viaria,
che consentì loro di accerchiare queste popolazioni
per poi sottometterle. La successiva colonizzazione,
ad opera dei legionari romani ai quali le terre erano
state donate al termine della carriera, comportò
lo sviluppo del commercio e dei legami fra la montagna
e le città. Sia i Friniati (i quali sovente
spingevano le loro razzie fino a Lucca e a Pisa),
sia i Romani (efficienti organizzatori del territorio)
cominciarono a praticare una serie di sentieri, tra
cui in particolare, una direttrice in seguito indicata
Via Bibulca - via, cioè, che permetteva il
passaggio di una coppia di buoi. Con larrivo
dei barbari le vie di transito persero importanza:
linvasione longobarda determinò comunque
la necessità di poter contare su un sistema
viario che consentisse il collegamento con la Toscana
anche lungo questo versante appenninico.
La scure prendi su, Lombardo,
da Fiumalbo e Frassinoro!
Il vento ha già spiumato il cardo,
fruga la tua barba doro.
Giovanni Pascoli, Il boscaiolo Canti di
Castelvecchio
Con Liutprando, nella prima metà dellVIII
secolo, venne aperto il valico del Passo delle Radici
per poter collegare la montagna modenese, strappata
ai Bizantini, con i possedimenti longobardi della
Garfagnana. La Via Bibulca conobbe, tuttavia, il suo
periodo di massima importanza sul finire dellXI
secolo, a partire dalla fondazione dellAbbazia
di Frassinoro (1071), ad opera di Beatrice, madre
di Matilde. La sua costruzione fu dettata anche da
ragioni politiche di controllo del territorio, facilitato
dalla presenza di una delle più importanti
strade del medioevo. Di fatto ledificazione
dellAbbazia determinò la caduta di prestigio
della Pieve di Rubbiano, alla quale fino ad allora
era spettata la riscossione dei pedaggi e la manutenzione
della strada. Limportanza della Via Bibulca
crebbe poi ulteriormente con la costruzione degli
ospizi di S. Geminiano (del quale oggi non rimane
nulla) e di San Pellegrino in Alpe, eretti per assicurare
il ristoro lungo il percorso ormai frequentemente
battuto. A questultimo ospizio è legata
la leggenda del Santo Pellegrino. Figlio del re di
Scozia, dopo aver rinunciato alle ricchezze, si trasferì
sullAppennino dove riuscì ad ammansire
le fiere che infestavano quella terra inospitale e
a vincere le forze maligne del diavolo. Alla sua morte
sia gli Emiliani sia i Toscani rivendicarono il diritto
di custodirne il corpo, il quale, allora, fu posto
su di un carro a cui furono attaccati due indomiti
tori, uno modenese e laltro lucchese. Questi
partirono di corsa, per fermarsi esattamente sul confine
tra le due province - dove oggi sorge la chiesa del
Santo - e niente fu in grado di muoverli. Lepisodio
sembra giustificare la collocazione del confine tra
le province di Modena e Lucca esattamente a metà
del santuario. Nei secoli che seguirono, la Via Bibulca
mantenne la sua importanza quale via di collegamento
con la Toscana. Nel XVIII secolo, sotto il ducato
estense, furono eseguite diverse opere riguardanti
la viabilità transappenninica, tra le quali
la realizzazione della via Vandelli. A questa via
vengono attribuiti diversi percorsi uno dei quali
ricalcava il tratto sommitale della Via Bibulca. Con
la successiva realizzazione della via Giardini, sul
finire del XVIII secolo, questa strada fu poi definitivamente
abbandonata. .
